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Carletto, l’amaro delle Valli Cupe

In Calabria, l’amaro non è solo una bevanda: è un rito, una narrazione popolare in forma liquida. E oggi ha un nuovo ambasciatore: Carletto, l’amaro nato dalle Valli Cupe della Sila.

Un infuso di sedici erbe che non si limita a chiudere un pasto, ma apre un mondo. Il gusto — complesso, elegante, quasi filosofico — è solo l’ultima tappa di un percorso che affonda le radici nella Calabria più profonda, quella della botanica antica, delle leggende contadine, dei saperi tramandati a voce.

Dietro la bottiglia sinuosa e minimale si celano cinque storie di uomini: Carmine Lupia, Giuseppe Sirianni, Lino Riccio, Carmine Scorza e Antonio Bianco. Insieme hanno deciso di scommettere su un’idea: fare impresa partendo dalla conoscenza e da una certa leggerezza, intesa come libertà di immaginare, osare, creare. La miscela è stata selezionata in collaborazione con uno dei più importanti etnobotanici del Mezzogiorno, ispirandosi addirittura a Teofrasto, il filosofo greco che fu allievo di Aristotele e padre fondatore della botanica. Un infuso che è quindi anche scienza applicata, frutto di una sapienza artigianale che affonda le radici nella storia e nella terra.

“La Calabria? Una terra amara, dicono. Ma forse è il caso di correggere: è una terra da amare. E, perché no, anche una terra di amari.” L’ironia sta tutta lì, in un gioco di parole che restituisce l’anima di questa regione: ruvida e generosa, aspra e accogliente. Non è un caso che proprio dalla Calabria — terra forte e spesso incompresa — nascano alcuni tra i migliori amari d’Italia. Negli ultimi anni, il successo dell’amaro Jefferson ha dimostrato che la regione può parlare anche al mondo, vincendo premi internazionali come il “World’s Drink Awards” a Londra. Ma mentre Jefferson si ispira a una storia romanzata, quella di un misterioso botanico naufragato sulle coste calabresi nel 1871, Carletto sceglie la via dell’autenticità, raccontando la Calabria reale, quella che guarda alle sue valli interne e alla ricchezza delle sue erbe spontanee.

La nascita di Carletto non è un atto di concorrenza, ma una dichiarazione d’amore per un patrimonio culturale che merita di essere riscoperto e valorizzato. Ogni amaro calabrese — da quelli noti alle etichette di nicchia — è il tassello di un mosaico che parla di biodiversità, resilienza e creatività imprenditoriale. E se Carletto oggi inizia il suo cammino nel mercato, lo fa con la consapevolezza di portare con sé una visione collettiva, quella di chi ha scelto di restare, di investire nel territorio, di dare forma liquida a un’idea di Calabria più moderna ma profondamente radicata.

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