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Lamezia, lo sport riparte dal “Sasso”

L’opera architettonica da quattromila posti punta a diventare un motore di crescita per il territorio

L’impatto sociale e l’inclusione attraverso la pratica sportiva

«Il successo è dove la preparazione e l’opportunità si incontrano» diceva il buon Bobby Unser. Ma per incontrarsi hanno bisogno di un luogo adatto; possibilmente un luogo dove caratteristiche fisiche, abilità, attitudini, possibilità economiche e provenienze sociali, non possono creare imparzialità e discriminazioni. Quale miglior luogo, allora, di un campo di gioco? Ed è per questo motivo che quando nasce un nuovo impianto sportivo, soprattutto in una terra come la nostra, non nasce solo un luogo fisico, ma soprattutto uno spazio di crescita, inclusione e progresso, individuale e di comunità; un presidio di educazione, legalità e speranza, capace di parlare soprattutto ai più giovani. E, parallelamente, prende forma un’idea di società che investe nei talenti, nel merito, nella disciplina e nel gioco di squadra. Perché lo sport ha il potere di unire le persone. È lo strumento di inclusione per eccezione, che rompe le barriere e, anzi, celebra la diversità.

Caratteristiche tecniche e architettoniche del nuovo impianto

Ecco perché non c’è semplicemente un rituale taglio del nastro dietro l’inaugurazione del nuovo Palazzetto dello Sport di Lamezia Terme, bensì una grande voglia di dire che anche in Calabria si può fare Sport con strutture all’avanguardia e all’altezza di una platea sempre più variegata ed esigente. Il “sasso”, come l’hanno ribattezzato i cittadini del posto per via di forma e colore della struttura, è un’opera infrastrutturale che racconta anni di progettazione, fondi pubblici e iter burocratici, scelte tecniche complesse; una sfida ingegneristica che promette di diventare un punto di riferimento per lo sport e l’aggregazione sociale dell’intera Calabria, oltre che di tutta la provincia di Catanzaro.

Dimensioni, capienza e versatilità della struttura

Questo Palazzetto – realizzato in località Stretto – non è pensato però solo come arena per gare agonistiche: nel programma degli eventi futuri sono già inserite attività che puntano a promuovere inclusione e partecipazione sociale. L’impianto si sviluppa su una superficie di circa 8.000 m², offrendo una capienza di 3.500 posti a sedere (ampliabile fino a 4mila per eventi non sportivi, utilizzando lo spazio del parterre) ed è predisposto per ospitare un’ampia diversità di discipline sportive. La struttura è omologabile per competizioni agonistiche di alto livello; un esempio su tutti: la Serie A1 di pallavolo. La distribuzione interna è stata studiata per garantire visibilità ottimale da ogni punto, anche le curve (solitamente più “sacrificate”) e la conformazione strutturale consente lo sfruttamento dei venti naturali per un’ottimale e veloce areazione.

Innovazione dei materiali e sostenibilità ambientale

A proposito della sua conformazione esterna, invece, la struttura si distingue per una forma asimmetrica e fluida, ispirata appunto ai profili dei sassi, che conferisce leggerezza visuale e ottimizza la distribuzione delle sollecitazioni statiche. La copertura è realizzata con una struttura reticolare in acciaio e ben 900 cuscini pressurizzati di ETFE — un materiale plastico leggero altamente performante — che garantisce trasparenza, isolamento termico e prestazioni energetiche elevate, oltre ad un effetto estetico davvero d’effetto. La membrana in ETFE funge da involucro termico, migliorando l’efficienza energetica dell’edificio.

Sinergia istituzionale e prospettive di sviluppo futuro

Un’infrastruttura di questo livello non genera solo sport e socialità, ma anche economia: competizioni nazionali, eventi, flussi di visitatori, servizi collegati… Un palazzetto diventa così anche uno strumento di attrattività territoriale, capace di generare rigenerazione urbana e favorire il rilancio di aree degradate: obiettivi alla base dello stanziamento delle risorse comunitarie, come fortemente voluto dalla Regione Calabria. Un risultato reso possibile dal lavoro congiunto delle istituzioni locali, regionali e nazionali; una filiera sinergica che dimostra come – anche in Calabria – quando la progettualità è seria e la visione è chiara, le grandi opere possono diventare realtà. Ora la vera sfida non è più costruire, ma far funzionare questo colosso come fosse un orologio svizzero, trasformando “Il sasso” di Lamezia Terme da grande opera pubblica a motore stabile di sport, servizi e sviluppo per l’intero territorio. Perché le grandi opere non si giudicano il giorno dell’inaugurazione, ma negli anni che seguono. E la vera vittoria sarà vedere questo palazzetto vissuto ogni giorno, dai giovani, dalle famiglie, dalle associazioni, dagli atleti di oggi e, soprattutto, di domani.

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