Un mix tra psicologia, comunicazione, tecnologia e business, un percorso tortuoso e difficile, ma che lo pone ad un soffio dal tetto del mondo.
Silvio Sangineto è un user experience designer. Giovane calabrese con una storia di forza e determinazione, accompagnata da umiltà e competenza.Una storia solo agli inizi, ma tutta da raccontare.Silvio inizia il suo lungo viaggio in Calabria, dove ha studiato e vissuto fino al conseguimento della sua laurea in ingegneria informatica. Nato a Paola, cittadina del Tirreno Cosentino, durante gli studi al liceo e all’Università della Calabria combatte per una realtà migliore. Prova diverse strategie per avere un impatto nella sua regione ma si rende conto, ben presto, che il miglior modo per qualificare la Calabria è arricchire il suo bagaglio professionale e culturale con esperienze internazionali. Realizza che il ruolo di “semplice” ingegnere informatico non è la sua passione, anzi il più delle volte viene svolto in isolamento perdendo il contatto con le persone e il ‘business’, come lo definisce lui.Inizia una fase di trasformazione della propria carriera, spostandosi prevalentemente tra Londra, Bruxelles, Milano e Roma, e ‘toccando’ oltre 30 Paesi.Per Silvio “ogni esperienza è parte del piano”, ossia fare il lavoro che ama nel posto che sogna: la Silicon Valley. Oggi è alla guida di diversi progetti per aziende leader di settore dall’automotive alla finanza, passando per le telecomunicazioni e l’entertainment. 
Dalla Calabria alla California, passando per l’Europa… Ci racconti il suo viaggio.
“I miei studi universitari in Calabria sono stati sempre contraddistinti da un approccio extra-curriculare. Nel senso che il mio percorso è sempre stato accompagnato da attività che guardavano all’estero e che soprattutto miravano alla valorizzazione della Calabria oltre i propri confini. E proprio in quel contesto ho maturato l’idea e ho intuito che la Calabria, nonostante fosse la mia terra, mi stava stretta ed io ero accompagnato da uno spirito inquieto”.
Grande successo all’estero ed un rapporto mai affievolito con la Calabria. Si sente fortunato?
“Assolutamente si. Mi sento realizzato, e sono orgoglioso perché so che nessuno mi ha regalato niente. Il mio percorso è frutto di sacrifici, e soprattutto di un sostegno amorevole da parte della mia famiglia. Sono convinto che posso dare un grande contributo alla Calabria e ai calabresi con la mia professionalità. Infatti collaboro con l’Università della Calabria e con alcune aziende calabresi. Non voglio che i giovani vadano via dalla Calabria, perché costretti. Se dovessero farlo, voglio che lo facciano per migliorarsi, o per aprire i loro orizzonti a nuove sfide o per assaporare il gusto del mondo fuori dalle ‘mura italiane’. Un po’ come me. I miei studi all’Università di Cosenza non mi hanno messo in una condizione di svantaggio rispetto agli studenti di Oxford, piuttosto che di Stanford, anzi… i docenti calabresi sono tra i miglior al mondo. Ma le possibilità, è vero, non sono le stesse. Per questo sto investendo tanto in collaborazioni e relationship sia in California che in Calabria, con studenti calabresi”.
Come cambia il valore del lavoro e della realizzazione personale tra Calabria e resto del mondo?
Il suo circumnavigare il mondo seguendo sogni e passioni, ha favorito la realizzazione della sua vita privata? È riuscito a conciliare carriera e sfera sentimentale?
Non sono sposato, ho avuto delle relazioni, anche recenti. Ma grazie per la domanda: ci tengo particolarmente ai rapporti personali. Sono una parte inscindibile del mio vivere la vita. Devo ammettere che il mio continuo viaggiare ha compromesso una parte della mia sfera privata, non perché io non abbia speso tempo ed energie con le persone a cui tenevo, o sono entrate a far parte della mia vita; ma semplicemente perché cambiando città, o Paese così rapidamente…si è costretti a ripartire sempre da zero. Nella vita ci sono cose che non si possono controllare totalmente, per esempio le relazioni sentimentali e soprattutto quando si ha una variabile altrettanto ingestibile come il lavoro. Al lavoro ho riservato le mie priorità e non volevo che fosse soggetto a condizionamenti o a fattori che non potevo controllare personalmente. Ad oggi voglio e mi piace sentirmi libero, perché penso di aver trovato il mio equilibrio, la genesi della mia felicità.
Progetti per il futuro? A San Francisco pensa di restarci a lungo o ha in mente altre destinazioni, o hain programma un ritorno in Calabria?
“Per me, questa è una domanda da un milione di dollari. Devo essere sincero…quando ero a Londra, tornavo in Calabria spessissimo, non so se per una convenienza logistica o perché ancora inconsciamente c’era un filo invisibile ed impercettibile che mi teneva stretto alla mia terra, alla mia città. Poi, scegliendo una città come San Francisco ero consapevole delle distanze geografiche e relazionali, ma anche di una nuova percezione di futuro. Quindi mi sono volutamente messo in una condizione di ‘forzatura’ per far capire a me stesso se il mio futuro era legato alla Calabria o alla California. Ma dopo quasi tre anni a San Francisco ho maturato la convinzione di volerci stare a lungo. Qui ho trovato la mia dimensione.”