Febbraio 24, 2026
Reggio Calabria
Editoriale

MIGRANTI: DOPO CUTRO UNA POLITICA EUROPEA PIU’ EFFICACE E CONCRETA

Monumento Cutro
Monumento Cutro
Il monumento in marmo realizzato dall’artista Tommaso Fezza,  posto (nel corso di un’affollata cerimonia sabato 25 marzo) nel piazzale Africa di Steccato di Cutro e voluto dal sindaco Antonio Ceraso e dalla sua comunità per commemorare i migranti morti a ridosso della costa, è teso a a fissare nella memoria collettiva l’immane tragedia.
Monumento Cutro
Monumento Cutro

Ma anche a ribadire  l’auspicio che, dopo quanto accaduto il 26 febbraio, si dia finalmente  inizio ad una politica europea per i migranti non più ideologica e saltuaria, bensì unitaria, incessante, concreta.

A fronte di un  fenomeno difficile e complesso, la cui governabilità non può essere scaricata solo sull’Italia e sulle regioni come la Calabria che nel 2022 ha accolto 18mila migranti, le polemiche andrebbero archiviate all’istante.
Sfide come il cambiamento climatico e le migrazioni, come sostiene il presidente Mattarella, richiedono un comune impegno.  In una visione di solidarietà internazionale, la Calabria ha fatto e continua a fare la propria parte, ma è chiaro che da soli a fronteggiare gli sbarchi, se l’Europa non supera lo scarto tra intenti enunciati e provvedimenti concreti, Comuni,  Prefetture, Croce Rossa, Protezione Civile, Capitaneria di Porto e volontari, non possono reggere.
La solidarietà che la Calabria ha dimostrato e il dolore condiviso dai cittadini europei per la tragedia del 26 febbraio, chiedono  che non ci siano più altre Cutro. Sia questa la preoccupazione prioritaria di tutte le forze politiche, dinanzi all’aumento esponenziale delle cifre della disperazione (20mila arrivi a fronte dei 6.500 dell’uguale periodo nel 2022) destinate ad aumentare con l’arrivo dell’estate.
Ciò che è accaduto a Cutro chiede all’Unione Europea massima attenzione, per la salvaguardia di chi fugge da guerre civili e religiose. Il Governo ce la sta mettendo tutta, per sanzionare pesantemente i trafficanti di esseri umani e regolare i flussi di uomini, donne e minori, dando risposte al bisogno di immigrati nel sistema economico. Ma è l’Europa che deve, se non si vogliono svilire i suoi valori fondanti, incaricarsi della protezione delle frontiere e dell’intera area Schengen, assicurare, assieme agli Stati più esposti, accoglienza e integrazione e  dotarsi di una strategia per sostenere la cooperazione allo  sviluppo dei Paesi da cui le persone fuggono. 

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