Laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi di Siena, Angela Robbe è stata Presidente di LegaCoop Calabria, Vice presidente della fondazione Ivano Barberini, membro della Consulta Regione della Cooperazione e Presidente della Commissione Provinciale Pari Opportunità di Catanzaro.
Ha inoltre ricoperto diverse cariche istituzionali presso Enti ed Amministrazioni territoriali. Da aprile 2018 è a capo di uno dei maggiori assessorati della Giunta Regionale della Calabria guidata dal presidente Mario Gerardo Oliverio, quello al Lavoro e al Welfare.
Partiamo dalla travagliata riforma territoriale del welfare. Assessore Robbe in una recente dichiarazione pubblica a mezzo stampa lei ha definito il percorso di approvazione del Regolamento Welfare “un passaggio storico per la Calabria”. Quale lo stato dell’arte.

Quali ritiene che siano state le maggiori resistenze al cambiamento e quali i tentativi da intraprendere per innovare il sistema di welfare locale?
Sono certa che con il tempo verranno superate tutte le resistenze incontrate. Resistenze prevedibili, potremmo dire insite in ogni cambiamento. Timori e resistenze dovuti al fatto che spesso cambiare una condizione costa fatica, lavoro e necessita di intraprendere percorsi nuovi e sconosciuti. Paure che hanno abbracciato a vario modo tutti gli attori coinvolti nel processo di riorganizzazione del welfare. Anche la politica. Quando però la norma dispiegherà i propri effetti giuridici, i benefici di un sistema ordinato e regolamentato in materia sociale saranno chiari. Cittadini, utenti, operatori di settore, istituzioni e Terzo settore avranno regole certe da seguire, e potranno pertanto offrire risposte adeguate a vecchi e nuovi bisogni sociali. Dobbiamo lavorare in questa direzione, accompagnando gli ambiti socio assistenziali, le strutture, gli stakeholders pubblici e privati direttamente implicati nella costruzione di una rete “sociale”capillare, attraverso un confronto che sia il più condiviso possibile.
Quali i nodi ancora da sciogliere?
Ebbene, il primo nodo da sciogliere presume una domanda. Cosa serve per far funzionare il sistema nel suo complesso e non i singoli soggetti del sistema? Il mondo del sociale può funzionare se si adotta un approccio di tipo collegiale, in grado di concertare le scelte decisionali pubbliche con quelle degli organismi deputati. Per restituire valore e significato ad un tema, quello dello stato sociale, che coinvolge tutta la collettività e non solo coloro che ne partecipano attivamente è necessario un cambio di rotta: non è più possibile “settorializzare” o separare i diversi ambiti che concorrono ad uno stesso obiettivo. Ritengo che forse la sfida più grande da vincere in Calabria sia quella di riuscire ad attuare una efficace integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari. Di fatto il piano di rientro della spesa sanitaria vincola la regione, e nell’atto di indirizzo politico e nell’atto di gestione, determinando l’impossibilità di una reale integrazione tra health and welfare. Sarebbe fondamentale, invece, oltre che economicamente più vantaggioso, allineare in un quadro programmatico unitario gli standard quali/quantitativi delle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali. Diffondere modelli di cura e di assistenza multidisciplinari e multi professionali che mettano al centro i bisogni della persona, ed in particolare di quelle più fragili.
La Calabria gode purtroppo di molti primati negativi in materia di lavoro e di politiche di inclusione sociale. Una regione difficile da gestire, debole dal punto di vista economico e che risente ancora oggi degli effetti della crisi economica. Cosa rivendica maggiormente della Sua azione di governo?
Molte le cose fatte. Molte ancora quelle da fare. Del welfare abbiamo parlato con riferimento all’approvazione del regolamento. Ma in realtà la riforma del welfare è solo un pezzo di una Calabria più Inclusiva. Il Piano regionale di contrasto alla Povertà, a cui tengo particolarmente, ci ha permesso di ottenere risultati importanti anche in termini di tempo di approvazione. Siamo state tra le prime Regioni a deliberare un atto programmatico che garantisse l’attuazione del reddito l’inclusione (Rei) su tutto il territorio nazionale. In tema di Lavoro, invece, le linee direttrici che hanno guidato l’azione di governo della Giunta regionale possono essere declinate in tre macro tipologie di interventi. Mantenimento dei posti lavoro. Superamento del precariato nella pubblica amministrazione. Percorsi di inserimento e di formazione rivolti ai giovani che né studiano né lavorano, meglio noti come Neet. Insomma abbiamo lavorato per creare lavoro vero e stabile. Lo sforzo che stiamo realizzando è quello di migliorare nella capacità di cogliere e leggere i segnali di ripresa, che comunque ci sono, verificare le reali esigenze del mondo imprenditoriale, favorire la cooperazione istituzionale, arginando le crisi aziendali. In Calabria le prospettive di sviluppo economico sono molto difficili, a causa di un tessuto imprenditoriale particolarmente debole. Ci sono però delle aree e dei settori da valorizzare, su cui è necessario puntare per favorirne lo sviluppo. Ancora. Abbiamo varato il Piano triennale di accoglienza migranti, in attuazione della legge regionale 18 del 2009. I piani locali per il lavoro (PLL), progetto che ha visto la Calabria tra le Regioni scelte dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) per rappresentare l’Italia Premio Europeo Promozione d’Impresa.
Le sono state assegnate deleghe complesse e delicate come quelle in materia di lavoro, formazione e politiche sociali. Qual è stata in questi due anni la decisione più difficile da Lei presa ?
Credo che la difficoltà maggiore sia stata il tempo. Dal mio insediamento è trascorso poco più di un anno e mezzo. Non è stato facile quindi costruire un Piano sul lavoro che fosse organico e capace di delineare proposte e indirizzi di ampio respiro all’interno di un sistema produttivo. La gestione delle criticità e delle emergenze, il poco tempo a disposizione, oltre all’assenza di una continuità dell’azione politica pregressa in materia, hanno rallentato la messa a punto di una prospettiva sistemica delle politiche attive e passive del lavoro. Il fatto di cambiare governo non vuol dire azzerare tutto ciò che si è fatto precedentemente. La continuità non è un fattore negativo. Anzi. Consente spesso di analizzare i diversi punti di vista e le diverse implicazioni che sottendono ad una scelta politica. Un sistema produttivo per essere efficace ha bisogno di un rafforzamento del sistema di governance, che sia capace di costruire le condizioni necessarie per la creazione di lavoro, ed in particolare di lavoro d’impresa.
Un ultima domanda, Assessore. Qual è il Suo bilancio di fine mandato e cosa auspica per il futuro della Calabria?
Sono ottimista sulla possibilità di cambiare la Calabria. Ho constatare direttamente le tante potenzialità presenti sul territorio. Molte le storie di successo e di riscatto. Pur nelle innegabili criticità, sono convinta che la Calabria può e deve guardare al futuro con maggiore fiducia. La chiave di volta? Intraprendere una strategia collettiva di sviluppo e di cooperazione. Un cambio di passo culturale, prima che politico. Passare da un’idea di responsabilità individuale ad una responsabilità condivisa e partecipata.