Giugno 13, 2026

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A prescindere

Chi vuole “confiscare” l’Agenzia? Lo Stato non si ritiri dal campo di battaglia

20 Gennaio 2010: il Consiglio dei ministri si riunisce a Reggio Calabria, nella sede della prefettura. E’ un giorno importante. Non solo per l’evento in sé, ma soprattutto per la notizia che segue la riunione. Il presidente Berlusconi, infatti, comunica che il governo ha deciso di istituire l’Agenzia nazionale per i beni confiscati e che la sede nascerà proprio in riva allo Stretto.

agenzia beni confiscati reggio calabria

Detto, fatto. Dieci giorni dopo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, torna in città per il taglio del nastro. Sembra l’inizio di una diversa attenzione nei confronti di Reggio, oltretutto con specifico riferimento a un fronte caldo come quello dell’antimafia. In un territorio come questo, fiaccato dalla presenza soffocante dei poteri criminali, la scelta ha anche un valore fortemente simbolico.
Per una volta, sembra che le cose procedano nel verso giusto e consoddisfazione di tutti. Sembra. Ben presto sull’Agenzia cominciano a girare voci circa il serpeggiare di un diffuso malcontento tra i vertici della struttura, da ricondurre a pretese difficoltà logistiche. In pratica lo spostamento periodico da Roma a Reggio verrebbe considerato troppo faticoso. Lo scorrere del tempo, purtroppo, dimostrerà che quelle voci non erano malevole insinuazioni ma anticipatrici di un’insidia reale. Che si materializza verso la fine del 2015, quando l’on. Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia (!), formula ufficialmente la proposta di trasferimento. Da allora è tutto un rincorrersi di notizie confuse e contraddittorie. 

agenzia beni confiscati

Fino a quando – è storia di questi giorni – il rischio di perdere la sede centrale dell’Agenzia non diventa una quasi certezza.
Ormai è questione più di ore che di giorni. Il prossimo 13 giugno il Senato deciderà sulla richiesta dei “disagiati logistici” di poter finalmente riabbracciare la Capitale risparmiandosi l’immane fatica di volare la bellezza di un’ora scarsa per sbarcare a Reggio. Se davvero una simile eventualità dovesse verificarsi, sarebbe una follia. Una vergogna di Stato. Di uno Stato che pretende di dare lezioni di mafia ai cittadini e poi si ritira dal campo di battaglia per rintanarsi nei comodi salotti dei palazzi romani.
Fa specie che la proposta di trasloco della sede, tradotta in un emendamento che sta per  sbarcare nell’Aula del Senato, sia stata presentata proprio dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia. Ed è assurdo che l’Agenzia, voluta da un ministro leghista, rischi di chiudere nel momento in cui il titolare del Viminale e il presidente della Commissione Giustizia a Palazzo Madama sono entrambi reggini. Casi della vita? No. Casini della politica. Una politica senza cervello, senza sentimento e senza qualità.
Il tempo stringe, ma volendo è ancora possibile un ravvedimento dell’ultimo minuto. Altrimenti sarà scritta una pagina nera nella storia della Repubblica.


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